Malformazione del feto: è dovere del medico informare i futuri genitori

 Chi è in attesa di un figlio ha diritto di essere informato dal medico circa le condizioni del feto.

La vicenda di cui alla sentenza in commento concerne una donna che durante la gravidanza aveva effettuato alcuni esami per accertare eventuali malformazioni del feto. Dal momento che dall’ecografia morfologica non era risultato niente di anomalo, la gestante non aveva ritenuto opportuno sottoporsi all’amniocentesi. Il bambino era poi nato con una grave malformazione che aveva portato la donna a citare in giudizio il ginecologo, sostenendo che se fosse stata a conoscenza della patologia non avrebbe portato a termine la gravidanza.

I giudici di primo grado, ritenendo che la mancata diagnosi “avesse impedito alla gestante di esercitare il diritto di chiedere l’interruzione di gravidanza”, accolgono la richiesta di risarcimento avanzata dai genitori nei confronti del medico, condannando quest’ultimo al versamento della somma di Euro 600.000.

Dieci anni più tardi, la Corte di Appello di Firenze ribalta la decisione del giudice di prime cure.

La Corte di Cassazione, investita della questione, conferma la sentenza resa dal giudice di prime cure.

Il Supremo Collegio, nell’accogliere la richiesta di risarcimento dei genitori, e dunque nel confermare quanto deciso dai giudici di prime cure, pone a fondamento della sua sentenza una motivazione ben diversa da quella dei giudici di primo grado. Se questi ultimi - analogamente a quelli di secondo grado - basano la legittimità della richiesta di risarcimento da parte della madre sulla sussistenza della sua intenzione di abortire, la Suprema Corte riconosce espressamente il diritto della futura madre ad essere informata circa le condizioni di salute del nascituro, e dunque di eventuali malformazioni del feto, a prescindere dalla sua volontà o meno di abortire. “Non v’ha dubbio - osserva il giudice di legittimità - che il primo bersaglio dell’inadempimento del medico è il diritto dei genitori di essere informati, al fine, indipendentemente dall’eventuale maturazione delle condizioni che abilitano la donna a chiedere l’interruzione della gravidanza, di prepararsi psicologicamente e, se del caso, materialmente, all’arrivo di un figlio menomato”.

Da qui - ad avviso della Suprema Corte - la legittimità della richiesta di risarcimento dei danni derivanti dalla nascita, e dunque del danno biologico e del danno economico.

Cassazione civile , sez III, sentenza 22.03.2013 n° 7269

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