Se il trattamento mette a rischio la vita, la responsabilita' e' di medico e struttura

Lo ha sancito la cassazione con la sentenza 18304 in merito al caso di un trattamento anticellulite che ha messo a rischio la vita di una paziente. La donna, in seguito a un intervento di routine, aveva avuto un’embolia polmonare e un arresto cardiocircolatorio per avere effettuato l’intervento in un laboratorio di analisi, con tecniche non congrue, dosi non corrette e macchinari non efficienti. Responsabilita’ del medico e’ non aver considerato che l’ossigenoterapia fosse controindicata per una paziente che aveva eseguito “un intervento chirurgico all’utero” solo 10 giorni prima. Secondo la Corte d’Appello le responsabilita’ sarebbero imputabili alla sola struttura e non al medico, una versione non condivisa dalla Cassazione. La struttura dal canto suo sostiene di aver stipulato un contratto con il camice bianco per un altro tipo di trattamenti ossia elettrolipolisi. Secondo la Cassazione il medico avrebbe dovuto diligentemente valutare sia l’idoneita’ degli strumenti rispetto alla sua professione sia le condizioni di salute della paziente, anche ricorrendo a un consulto da escludere solo in casi di urgenza. Per quanto riguarda il laboratorio, conclude la sentenza e’ ininfluente l’assenza di un rapporto di lavoro dipendente: “l’appropriazione” dell’attivita’ altrui comporta anche l’assunzione del rischio per i danni che ne possono derivare.

Corte di Cassazione - Terza sezione Civile - sentenza n. 18304/2014

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