Morte per infarto miocardico non diagnosticato e mancata osservazione del paziente

Il Tribunale di Salerno dichiarava colpevole del reato di omicidio colposo un medico di pronto soccorso e lo condannava alla pena di due anni e otto mesi di reclusione oltre al pagamento delle spese processuali e al risarcimento del danno.
Al sanitario si rimproverava di avere omesso di sottoporre un paziente a rilievi anamnestici, esami obiettivi ed accertamenti di laboratorio necessari ad individuare la patologia attraverso un corretto percorso diagnostico e dimettendolo invece dopo una generica visita, un ECG ed una fleboclisi, senza formulare alcuna diagnosi e prescrizione terapeutica, ma solo limitandosi ad annotare nel registro, neppure sottoscritto, la sintomatologia riscontrata di "epigastralgia", cagionando quindi la morte dell'uomo, che interveniva circa dodici ore dopo la dimissione per infarto miocardico acuto della parete postero-laterale del ventricolo sinistro.
Riteneva il Tribunale che l'evento non si sarebbe verificato se il sanitario avesse formulato un corretto giudizio diagnostico dell'episodio di ischemia cardiaca in atto al momento del suo intervento, monitorando le condizioni con un'osservazione protratta per un periodo di sei/dodici ore che, consentendo gli immediati trattamenti terapeutici, avrebbe evitato l'exitus.
La Corte d'appello confermava la sentenza di primo grado e ciò induceva l'imputato a ricorrere per cassazione.
La Suprema Corte ratificando il ragionamento seguito dai giudici d'appello ha evidenziato che i sanitari del pronto soccorso effettuarono un tracciato elettrocardiografico, a prova del fatto che fin dall'inizio vi era stato il sospetto di una possibile patologia cardiaca, sulla base evidentemente delle informazioni fornite dal paziente. Il sanitario imputato non tenne in nessuna considerazione l'esito di tale tracciato, sebbene taluni aspetti morfologici dello stesso avrebbero dovuto ingenerare il sospetto diagnostico di una ischemia miocardica, specialmente in considerazione dell'età (59 anni), della familiarità per cardiopatia e della preesistenza di diabete. Invece il medico, come correttamente affermato in primo e secondo grado, non tenne sotto controllo il paziente per almeno 6/12 ore, come invece avrebbe dovuto, né fece eseguire adeguati esami laboratoristici e strumentali, come prescritto dalla letteratura medica.
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso.

Corte di Cassazione - Quarta sezione Penale - sentenza n. 47514/2011

ULTIME NEWS DIRITTO DEL LAVORO

ULTIME NEWS DIRITTO COMMERCIALE

ULTIME NEWS DIRITTO ALIMENTARE

ULTIME NEWS RESPONSABILITA' MEDICO SANITARIA

ULTIME NEWS DIRITTO CIVILE


Vuoi commentare una sentenza?
Visita la nostra pagina FaceBook


Archivio news

N.B: Le informazioni non costituiscono parere professionale ed il relativo contenuto ha carattere esclusivamente informativo. Gli articoli contenuti nella presente sezione non possono essere riprodotti senza la preventiva espressa autorizzazione dello studio legale Gallo. La citazione o l’estrapolazione di parti del testo degli articoli è consentita a condizione che siano indicati gli autori e i riferimenti di pubblicazione sul sito www.gallolex.eu. Le opinioni espresse ed il materiale raccolto in quest'area non costituiscono un parere pro veritate né comportano da parte degli autori alcun impegno di consulenza legale via internet. Nessuna consulenza gratuita o a pagamento verrà da loro fornita via internet.

TOP

Realizzato da: www.m2gweb.it