Furto in condominio agevolato da ponteggi: chi ne risponde?

Sussiste la esclusione della responsabilità in capo all’impresa esecutrice dei lavori e del condominio

 

Trattasi del comportamento colposo del condomino vittima del furto consistente, nel caso de quo, sia nella mancata adozione di cautele nella conservazione dei gioielli poi rubati, circostanza che secondo i giudici avrebbe agevolato, o comunque non evitato, la commissione del furto, sia soprattutto nell’aver aderito alla delibera con la quale il condominio decideva di non installare sui ponteggi l’impianto antifurto perché ritenuto troppo costoso.

 

I giudici del merito hanno accertato, in linea di fatto, che l'evento si è verificato tra le ore 17 e le ore 18,30, "oltre il termine di lavoro delle maestranze dell'impresa che agivano sul ponteggio": l'assunto di parte ricorrente, secondo cui il furto si è verificato durante l'orario di lavoro, non solo è assolutamente apodittico (atteso che non è indicato in base a quale elemento, emergente dall'istruttoria espletata, e non considerato dai giudici a quibus, si ricavi la circostanza, ma altresì - irrilevante al fine del decidere (non avendo il ricorrente dimostrato quale sia il nesso di causalità tra la circostanza invocata e l'evento denunziato);

- analoghe considerazioni valgono con riguardo alla circostanza relativa allo "stato" della tapparella al momento dei fatti, atteso che quanto - ancora una volta del tutto apoditticamente invoca il ricorrente - contrasta con quanto accertato dai giudici del merito ("la tapparella era forse stata abbassata, ma non era munita di alcun sistema di blocco" ha accertato la sentenza impugnata), e - ancora una volta - non è riportato, nel motivo, da quali elementi dell'istruttoria espletata - e non da quella che avrebbe potuto essere espletata e non è stata invece espletata mediante l'audizione di altri testimoni non ammessi dal giudice a quo con provvedimento mai impugnato nelle opportune sedi e che non può, certamente, essere (peraltro del tutto genericamente) censurato in questa sede - emerga una situazione di fatto (specie in ordine all'assenza di un sistema di blocco) diversa da quella accertata dal giudice del merito;

- assolutamente inidonee a superare la corretta, e convincente, conclusione fatta propria dai giudici del merito - infine - sono tutte le altre considerazioni sviluppate nel motivo, vuoi quanto alla pretesa (dal ricorrente) non adeguatezza del ponteggio al fine di evitare l'ingresso di estranei, vuoi in ordine alla circostanza che non risulterebbe la volontà del condominio di non dotare i ponteggi di allarmi, perchè eccessivamente onerosi, vuoi - infine - quanto alla circostanza che i preziosi non erano in realtà, adeguatamente custoditi in una "cassetta collocata nell'armadio della propria camera da letto" (pur avendo i giudici del merito sottolineato che detti preziosi "di ingente valore" non erano custoditi "in una cassaforte o in un mobile blindato", circostanza palesemente diversa da quella invocata dai ricorrente);

- avendo i giudici del merito puntualmente e analiticamente valutato tutte le circostanze invocate dal ricorrente, giungendo alla conclusione, da un lato, che "non v'è prova che il ponteggio fosse pericoloso" o "possedesse caratteristiche atte a agevolare l'intrusione di malintenzionati nell'appartamento dell'attore all'ottavo piano", dall'altro, che l'odierno ricorrente ha partecipato e ha aderito "espressamente alla delibera con la quale il condominio... malgrado la sollecitazione dell'impresa... decise di non installare l'impianto antifurto per il suo rilevante costo" e che, infine, lo stesso odierno ricorrente ha omesso "qualsiasi cautela idonea a evitare o rendere difficoltosa l'opera di eventuali ladri" (palesemente non evita, o rende più difficile la sottrazione di preziosi la circostanza che gli stessi siano conservati in una scatola nell'armadio della camera da letto) è evidente, da un lato, che eventuali affermazioni dei giudici di merito in contrasto con le risultanze di causa (come pure del tutto apoditticamente si invoca) dovevano essere fatte valere dal ricorrente con il rimedio di cui all'art. 395 c.p.c. e non certamente opponendo all'accertamento dei giudici di merito, la propria soggettiva valutazione di quelle stesse circostanze, dall'altro, che come già anticipato sopra - è preclusa in questa sede di legittimità una ricostruzione degli apprezzamenti, in fatto diversa rispetto a quella compiuta dal giudici di secondo grado.

Quest’ultimo elemento, in particolare, è stato ritenuto prevalente e determinante ai fini della decisione, con conseguente esclusione di ogni responsabilità, non solo in capo all’impresa esecutrice dei lavori, ma anche del condominio.

 

Cassazione civile , sez. III, sentenza 28.01.2013 n° 1890

 

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