Lavoro - Benefici ai dipendenti che contraggano matrimoni - Premi stipendiali e congedi - Coppie dello stesso sesso - Unioni registrate - Patti civili di solidarietà - Esclusione dai benefici - Discriminazione fondata sull'orientamento sessuale - Situazio

Se gli Stati prevedono per coppie dello stesso sesso la possibilità di concludere unioni registrate o patti di solidarietà non possono escludere i componenti della coppia dai benefici concessi ai lavoratori che contraggono matrimonio. È contraria all'articolo 2, paragrafo b, della direttiva n. 2000/78 una disposizione di un contratto collettivo che non attribuisce al lavoratore che ha stipulato un Pacs con una persona dello stesso sesso diritti e benefici concessi invece a coloro che contraggono matrimonio, in particolare quando il diritto interno non prevede alle coppie dello stesso sesso la possibilità di sposarsi.

 

Se uno Stato membro introduce nel proprio ordinamento i patti civili di solidarietà tra partner dello stesso sesso non può negare a coloro che stipulano questi accordi l'attribuzione di benefici, come il congedo straordinario o un premio stipendiale, se questi vantaggi sono concessi ai dipendenti in occasione del matrimonio.
Anche la Corte di giustizia dell'Unione europea, con la sentenza del 12 dicembre 2013 (C-267/12, Hay), fa un passo avanti nel riconoscimento dei diritti ai componenti di coppie dello stesso sesso e, pur nel mantenimento della discrezionalità degli Stati in ordine alla previsione dei patti civili nel proprio ordinamento, obbliga i Paesi membri, laddove li prevedano, a garantire una parità di trattamento, eliminando, per coloro che si trovano in situazioni analoghe, ogni forma di discriminazione, diretta o indiretta.
Questo grazie all'interpretazione della direttiva n. 2000//78/Ce del 27 novembre 2000 che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro. Non è la prima volta che grazie a taluni rinvii pregiudiziali sull'indicata direttiva, la Corte ha potuto ribadire il divieto di discriminazioni in base all'orientamento sessuale (in questa direzione si veda la sentenza del 1° aprile 2008, causa C-267/06, Maruko).
E va segnalato che nella pronuncia resa il 12 dicembre, la Corte di giustizia lo fa andando in una direzione in parte diversa rispetto alla stessa Corte costituzionale francese che non ha aderito all'equiparazione tra coppie che stipulano Pacs e coppie che contraggono matrimonio, seppure limitatamente alle pensioni di reversibilità.
Il fatto - La vicenda approdata a Lussemburgo parte dalla Francia. Un dipendente del Credito agricolo cooperativo aveva concluso un patto civile di solidarietà (Pacs) con un partner dello stesso sesso, ma non era riuscito a ottenere benefici, quali il congedo straordinario per alcuni giorni e un premio stipendiale, concessi invece a coloro che contraggono matrimonio. A fronte del diniego alle richieste presentate, motivate dal datore di lavoro sul presupposto che il contratto collettivo prevede i benefici solo a seguito del matrimonio, il dipendente aveva presentato ricorso giurisdizionale, ma i giudici francesi gli avevano dato torto sia in primo che in secondo grado. La Corte di cassazione, prima di decidere, ha sospeso il procedimento e si è rivolta a Lussmburgo per sapere se il diverso trattamento possa essere considerato come una discriminazione sull'orientamento sessuale sul luogo di lavoro.

Corte di giustizia dell'Unione europea - Sezione V - Sentenza 12 dicembre 2013
Causa C-267/12 -
(Presidente von Danwitz; Relatore Sváby; Avvocato generale Jääskinen;
domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dalla Cour de cassation (Francia)
con decisione del 23 maggio 2012 nel procedimento Frédéric Hay
contro Crédit agricole mutuel de Charente-Maritime et des Deux Sèvres)

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